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NOME SCIENTIFICO: Betula pendula Roth

Descrizione: Albero di seconda grandezza, poco longevo, dalla chioma espansa, soprattutto in verticale, con tronco eretto e slanciato, rami primari ascendenti, ramuli sottili i più giovani ricadenti e penduli a fomare una corona rada e leggera. Altezza sino a 25÷30 metri.
La corteccia sottile e liscia, prima bruno dorata, poi papiracea candida, con grosse fenditure orrizzontali nerastre verso la base, si desquama in sottili strisce orrizontali argentee. I ramuli sono glabri con abbondanti verruche ghiandoloso-resinose.
Le foglie sono decidue, semplici, alterne, picciolate, da triangolari a romboidali con apice acuminato, largamente cuneate alla base, molto sottili, lunghe sino a 6 cm, hanno margine doppiamente dentato con denti primari acuminati e prominenti, prima vischiose e lanuginose, poi glabre con un riflesso grigio-verde al di sotto, la pagina superiore è di colore verde intenso, ma assumono una magnifica colorazione giallo-dorata in autunno.

BETULLA
Antesi: marzo÷maggio

Habitat: È specie eliofila e igrofila che talora forma boschi puri (betuleti) , più spesso è sporadica o in piccoli gruppi nei boschi radi montani, sia di latifoglie che di conifere e nei cespuglieti subalpini. Specie frugale, pioniera e consolidatrice nelle radure e nei terreni denudati.

Proprietà ed utilizzi:

Costituenti principali: eterosidi flavonoidici, olio essenziale, resine, saponine, betulina, acido betulinico, fenoli, metile salicilato, tannini, vitamina C ed essenze profumate.

Erba amara, astringente, tonica, diuretica, leggermente lassativa, antinfiammatoria, antidolorifica, sudorifera, disinfettante; l’acido betulinico ha attività antitumorali nel melanoma.
Dal legno si ottiene un carbone vegetale assorbente, utile nelle dispepsia, colite e meteorismo e, impiegato anche nelle intossicazioni muscariniche; come componente di dentifrici e per decolorare i vini.
In medicina per uso interno, nel caso di reumatismi, artrite, gotta, arteriosclerosi, ritenzione idrica, cistite, calcoli biliari, eruzioni cutanee e febbri.
Per uso esterno, principalmente sotto forma di olio di catrame di betulla, contro psoriasi ed eczema e come coadiuvante nel trattamento della cellulite; la tintura può essere impiegata per irrobustire i capelli.

Dal latice fermentato, che si può ottenere da buchi fatti nei tronchi, si preparano birra, vino, liquori ed aceto. La cottura del latice permette di ottenere uno sciroppo denso paragonabile a quello d’acero.

Il legno di colore bianco-giallastro, sprovvisto di durame, elastico, ma poco durevole, è particolarmente apprezzato per la realizzazione di ruote dei timoni dei rocchetti per il cotone e per piccoli oggetti di uso domestico quali piatti, posate, vassoi e giocattoli, è un combustibile ad elevato potere calorico e se ne ricava carbone di buona qualità; viene inoltre impiegato per affumicare il pesce.
Nei paesi nordici il legno assai duro e pesante della Betulla, viene utilizzato per paste da carta, compensati, è molto richiesto per la fabbricazione dei mobili, anche la corteccia intrecciata viene ancora comunemente utilizzata per fabbricare tradizionali cestini, calzature, zaini e vari altri oggetti.
Con la cenere ricavata dalla corteccia, si fabbricano vernici e inchiostri tipografici; per distillazione dello strato bianco della corteccia, si ottiene un olio usato nella preparazione del cuoio di Russia, cui conferisce quel suo caratteristico profumo.
Le foglie contengono un principio tintorio giallo, mentre con i rami flessibili si fanno cerchi per le botti.
La Betulla è spesso usata come pianta ornamentale per l’eleganza del portamento; in selvicoltura viene impiegata come specie consolidatrice di pendici mobili e denudate.

Curiosità: In URSS la Betulla è considerata un’importante pianta medicinale. In queste regioni, dove è uno degli alberi più comuni, vengono prodotte grandi quantità di olio di catrame di Betulla.
Nel passato in Francia le foglie venivano impiegate in modo assai originale, per curare i reumatismi: se ne riempiva una fodera da materasso e vi si infilava il malato, che avrebbe avuto notevoli benefici sia dalla forte traspirazione a cui veniva sottoposto, sia dall’assorbimento per via cutanea di parte dell’acido salicilico contenuto dalle foglie.

Principali Fonti
PIGNATTI S., 1982. Flora d’Italia.Edagricole, Bologna.
AESCHIMANN D., LAUBER K., MOSER D., THEURILLAT J.P., 2004. Flora alpina. Ediz. italiana: Bologna, Zanichelli.
CONTI F., ABBATE G., ALESSANDRINI A., BLASI C., 2005. An Annotated Checklist of the Italian Vascular Flora. Palombi, Roma.
TRISKA J., 1990. La flora d’Europa. Melita, La Spezia.
PRIHODA A., 1993. Le piante della salute. Melita, La Spezia.
BOWN. D., 1995 . Encyclopaedia of Herbs and their Uses. Dorling Kindersley, London.

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